Home La mostra I servizi La sede Giancarlo Vitali Associazione 7° piano

Mario Sangiorgio, Presidente ANCE Lecco

Quando, ormai un paio di anni or sono, in occasione di uno dei primi contatti con l'architetto Mario Botta per la definizione del progetto della nostra nuova sede, gli facemmo omaggio di una cartella di grafiche realizzata appositamente per la nostra Associazione da Giancarlo Vitali, ricordo il suo interesse e il suo desiderio di poter incontrare l'artista lecchese.
C'era qualcosa nelle opere di Giancarlo Vitali che incuriosiva e affascinava Botta. Forse la sua capacità di far prender vita alla quotidianità che ritraeva, il profondo legame con il territorio che i suoi paesaggi manifestavano, la carica narrativa dei visi dei suoi personaggi.
Un fascino e una curiosità che, fin dal primo incontro a Bellano in casa Vitali, si tradussero in un rapporto di cordiale e reciproca stima, ben presto sfociata poi in una relazione di intensa e viva confidenza. Fu allora che già intuimmo che tra i due grandi maestri una scintilla era scoccata e, forse, avevamo creato le premesse perché potessero essere entrambi protagonisti di un grande evento. L'ingresso sulla scena, poi, di Carlo Bertelli, completò il quadro e trasformò questa idea in un progetto e, quindi, nell'evento che celebriamo.
Perché di vero e proprio evento culturale di livello internazionale si tratta: siamo infatti in presenza della più grande ed importante mostra antologica di opere di un artista di valore come Giancarlo Vitali, selezionate e commentate da uno dei più autorevoli storici dell'arte quale è Carlo Bertelli e presentate nell'allestimento espositivo di Mario Botta, all'interno di un luogo che porta la firma del grande architetto ticinese.
La "casa dei costruttori lecchesi", così come abbiamo voluto definire la nuova sede dell'ANCE di Lecco, apre infatti le sue porte alla città e al territorio, in un orizzonte senza confini, per fare da palcoscenico a questo evento. E lo fa con la consapevolezza e l'orgoglio di aver contribuito a riunire eccezionalmente in un progetto ambizioso tre grandi protagonisti della cultura dei nostri giorni.
La cultura del progetto, del resto, appartiene per sua stessa natura all'identità propria del nostro fare impresa e del nostro essere costruttori. La nostra vocazione è dare concretezza a un'idea, trasferire un'intuizione dalla carta alla realtà, creare spazi e strutture che siano luoghi di incontro tra persone. Partiamo da un progetto e contribuiamo a dargli vita e a renderlo fruibile ad altri uomini, interagendo con l'habitat che ci circonda.
La "casa dei costruttori lecchesi" ben sintetizza questo nostro modo di essere: legati al territorio in cui viviamo, ma protesi a trasformarlo per renderlo sempre più aderente ad una società in costante e rapida evoluzione. Una identità "locale" che l'arch. Botta ha ben saputo esprimere in quest'opera architettonica, che vuol essere un omaggio alla città di Lecco e al suo territorio, capace di dialogare con il contesto circostante e che richiama elementi della tradizione rivisti alla luce dell'oggi.
Questo stesso sguardo leggiamo nei quadri di Giancarlo Vitali, artista lecchese per nascita e per il profondo legame con il nostro lago ma universale nella sua capacità di leggere e dar voce agli oggetti che compongono la realtà del suo e nostro quotidiano. Frammenti di vita che in questa mostra possiamo cogliere in una estrema varietà di accenti, quasi a comporre una tela che fotografa nel suo divenire la straordinaria evoluzione dell'artista. Una tela che parla della nostra terra e nella quale, pertanto, ciascuno di noi può ritrovarsi. Una tela che, grazie a questa mostra e agli allestimenti di Mario Botta, può essere da tutti conosciuta ed apprezzata in tutti i suoi colori.

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Mario Botta


Carlo Bertelli, storico dell'arte

VITALI = VITA
Chi altri potrebbe rientrare in un'elencazione di paragrafi intitolati: pollame, carne, rose e girasoli, quasi una lista di ciò che si trova al mercato? Sicché sin dalla prima battuta si coglie la particolarità di questo grande solitario. Questa elencazione, che sarebbe stata assolutamente impossibile con altri, lo diventa invece con Vitali perché ogni tema è stato da lui scrutato, esplorato e gustato in profondità, e ogni volta con l'animo puro di chi è disposto a farsi catturare dalla singolarità del soggetto, in un corpo a corpo tra la trasfigurazione pittorica e il dato naturale, o, in certi casi, in un dialogo serrato tra la memoria collettiva di certe situazioni e la loro evocazione in pittura.
Vitali è a favore del tutto pieno, vuole la materia densa che non separa le figure dal fondo ma tutto unifica in un impasto spesso, grumoso, nel quale la luce entra drammaticamente a modellare i volumi e la materia, che il pennello depone sulla tela e si sfaccetta in brillii preziosi. Nei dipinti di rose (ma li diresti "ritratti"di rose), il colore denso si carica d'una sensualità esplosiva e i lampi di luce, gli improvvisi riflessi, l'accostarsi di neri bituminosi e profondi a colori sontuosi, opulenti, fanno di ogni bouquet che appassisce un dramma, una storia, un paesaggio stregato.
I missoltini screziati hanno riflessi color rame. Appaiono nel buio come rivelati da una lampada notturna. Le acciughe si dispongono nel piatto come costole d'una conchiglia. Emanano riflessi azzurri e verdi. Invece la testa di un luccio ha ancora la ferocia di quando il predatore nuotava sbranando le sue vittime, crudele signore del lago. Non si pensa più a Varlin. Il nome che viene in mente è, se mai, quello di Soutine. Mai un compiacimento. Bacon guardava gli animali squartati con il pensiero che anche noi, aperti, siamo fatti dentro della stessa materia di un coniglio o d'un pollo. Così Vitali arriva a concepire il trittico del toro squartato, quasi santifi cando la vittima in questo antico schema dei dipinti d'altare.

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Mario Botta, architetto

Sono certo che l'umanità di quello sguardo di artista interpreta anche il mio sentimento, malgrado la distanza dei nostri mondi e il mio affannato correre continuo dentro la pochezza di ogni giorno.
A cosa serve un pittore? Forse semplicemente a permetterci di riconoscerci come parti di quei tratti, di quei colori.
C'è da rabbrividire di fronte ad alcuni affondi pittorici penetrati nelle pieghe più nascoste delle figure, nei lineamenti dei volti e dei corpi, nella struttura della materia, nel dolore della carne.
Vitali dipinge emozioni nelle quali ci identifichiamo; forse per questo la sua contiguità rispetto al territorio ci appare amica, forte e presente molto più che in altri pittori.
Giancarlo Vitali è uomo lombardo, figlio della grande tradizione figurativa delle prealpi (Cerano, Morazzone, Procaccini, Morlotti), dove le figure sono parti che interagiscono in totale osmosi con la luce e le configurazioni della geografia, dove le masse potenti dei monti approdano sui piani orizzontali delle acque dei laghi; per questo è impossibile immaginare il nostro pittore al di fuori di questo contesto.
La pittura di Vitali dentro il suo naturale territorio storicogeografico invita coloro che ancora possiedono, il sentimento e l'umiltà dello sguardo non solo a "guardare" ma anche a "vedere" e a lasciarsi coinvolgere da nuove emozioni: la pittura, in totale simbiosi con la propria storia, trova in quel paesaggio e in quella luce una nuova pace dentro la trama della tela, un fiore appena velato ai nostri occhi da una struggente malinconia.


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Carlo Bertelli